L'imbarazzo allo sbarazzo

l’imbarazzo allo sbarazzo

Stefano Papini Notizie 3 Comments

E’ da molto tempo che sogno di poter inaugurare un blog e il lancio di Dynameet è senza dubbio la miglior occasione che mi si potesse presentare. L’entusiasmo è così forte da indurmi una buona dose di ansia da prestazione e così per diversi giorni mi sono interrogato su quale fosse il miglior approccio a questa nuova avventura.

La scelta è sicuramente insolita, probabilmente anticonformista, senza dubbio autentica. Insomma, come scoprirete nel tempo… è Dynameet.

Per raccontarvi la nostra storia, il nostro essere qui, partirò dal mio sabato appena passato.

Ero nello store di Moncalieri al 45° Parallelo Nord e ho trascorso la serata allo sbarazzo.

Voglio raccontare a chi non è del settore di quale ruolo stiamo parlando: si tratta di chi passa la serata a svuotare i piatti sporchi in arrivo dalla sala, che poi verranno lavati dal lavapiatti. Nell’immaginario lavorativo del nostro settore è tra i ruoli meno qualificati.

Era un momento che aspettavo e, approfittando della vostra attenzione, cercherò di spiegarvi il perché.

Sono fermamente convinto, la mia esperienza lavorativa me lo conferma ogni giorno, che per comprendere, per criticare, per migliorare occorra entrare dentro nel proprio lavoro, fino anche a sporcarsi. Ho scoperto che i più grandi margini di miglioramento si celano nelle pieghe più scontate del nostro quotidiano e così l’innato desiderio di scoprire, di capire e di trasformare mi ha spinto ai confini della nostra organizzazione, per trovare l’ennesima conferma che il confine sta nella tua testa mentre ogni ruolo, nella sua specificità è sempre centro del nostro successo, del successo di tutta la squadra.

Prima di svelare l’assassino e quindi raccontarvi quanto ho notato, ho bisogno di fare outing: non ho resistito alla tentazione di trasferire ai miei ragazzi quella giusta dose di incertezza (e a volte di imbarazzo) che rende le nostre vite più emozionanti. A fine serata, quando ho terminato i maggiori carichi di lavoro allo sbarazzo, ho pensato bene di inviare nella chat del personale questo messaggio:

Il mio intento è stato raggiunto: il panico è dilagato rapidamente tra i ragazzi.

“Perché il capo, il più alto in grado nell’organizzazione, il CEO, il principale stakeholder ci fa una domanda del genere? Ora come usciamo da questo guaio? Cosa gli rispondo, sincero o carino? Assertivo o sottomesso? Che ansia…” 

Confesso che mi piace giocare con i disequilibri, ho l’impressione che più di altro rappresentino il sale della vita. Non lo faccio per assecondare un malcelato istinto sadico, al contrario lo faccio perché sogno, e m’impegno per questo, un ambiente costruttivo, di crescita e di sano dubbio, perché nell’ovvio, nel banale, rischiamo di spegnerci un po’ ogni giorno.

Ma senza dilungarsi, ecco le loro risposte:

Mi piace osservare come le sensibilità di ognuno, il carattere, il contesto e il ruolo ricoperto contribuiscano a rendere unico il contenuto.

In sintesi, i ragazzi sono riusciti a identificare la maggior parte dei temi che avevo in mente. Estrapolando i contenuti dai loro messaggi emerge questo:

Rimando ad altre occasioni l’approfondimento di questi temi perché ognuno di essi meriterebbe molto spazio.

Voglio chiudere con due pensieri: le persone fanno sempre la differenza se gli si dà l’opportunità di attivarsi e se decidono di coglierla. La forma è importante ma i contenuti ancora di più. Leggeri sempre, superficiali mai.

Grazie per il tempo dedicato a questa lettura.

Dynameet, happy food, genuine people

Commenti 3

  1. … poi torni a casa, e tuo figlio di 9 anni

    G: ” ciao papi, posso dirti una cosa ?? oggi a scuola la maestra mi ha detto, hai capito ?? e io le ho risposto … mio papà mi dice sempre che è più giusto dire mi sono spiegato bene? ”

    IO: e lei ??
    G: e lei mi ha chiesto : ” spiegati meglio ” e io allora le ho detto che quando vogliamo che una persona capisca ciò che stai cercando di insegnare, devi farlo come se per te fosse la prima volta, senza tralasciare nessun particolare che tu con bravura sai già fare, solo così sarai un buon insegnante.

    …. penso di essere riuscito a trasmettere al mio bimbo la differenza tra capo saccente e “saputo” e leader che si mette in gioco, per ottenere il risultato, sforzandosi di mettersi sempre al pari della persona con cui stà lavorando.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *